Per il secondo anno consecutivo, Lorenza Ongari è stata incaricata dal Consorzio Tutela Vini Mantovani di compilare una Carta dei Vini Mantovani: una lista dei prodotti più rappresentativi dei consorziati, presentati con una breve nota di degustazione ed i possibili abbinamenti.
Mi piace: si tratta di un lavoro ben fatto, sintetico, presentato con una veste grafica di facile consultazione. Essenziale: niente voli pindarici inutili nel rispetto di chi la deve utilizzare.
Bene! Cui Prodest?
E' uno strumento che può essere utilizzato dagli esercenti per costruire un po'meglio la propria carta dei vini; giusto per dare un po' di coerenza alla proposta gastronomica e a quella enologica.
Utile per il consumatore, come guida di rapida consultazione nel momento della scelta del vino.
Importante, soprattutto, per il vino mantovano: un piccolo passo verso l'acquisizione di quella dignità che meriterebbe e che, a tutt'oggi, ancora non ha.
Due situazioni negative pesano sui vini mantovani: l'Alto Mantovano, schiacciato com'è dalle prestigiose denominazioni che lo circondano, è difficilmente individuabile e poco visibile. Manca di un autoctono che lo identifichi univocamente ed i vini, nell'immaginario del consumatore, si perdono nella massa degli internazionali.
Il Lambrusco, invece, per certi versi soffre ancora dell'etichetta di Red Cola che si è auto-appiccicato negli anni '70 con il lancio di enormi quantità di pessimo vino. Nonostante una promettente inversione di tendenza (di alcuni produttori, almeno) non riesce a farsi apprezzare. C'è, poi, da rilevare che gli sforzi fatti dai cugini confinanti (lambrusco reggiano e modenese) a livello di marketing e comunicazione per "uscire dal ghetto" hanno ulteriormente messo in ombra il Lambrusco Mantovano che … è rimasto al palo!
Ben venga, quindi, la Carta dei Vini Mantovani a testimonianza di identità e potenzialità che esistono, ma che non sono ancora conosciute.